Colloquio

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Il colloquio clinico è lo strumento fondamentale per la conoscenza, la diagnosi e la cura all’interno del setting psicologico.
Attraverso un attento ascolto infatti si ha la possibilità di effettuare un’analisi della domanda e valutare insieme le variabili che intervengono nel generare e mantenere la situazione di disagio portata.
Durante i primi incontri viene effettuata una raccolta anamnestica circa le informazioni principali relative alla storia della persona, alle difficoltà che ha incontrato e sta incontrando nel suo percorso, agli eventi significativi, agli eventuali sintomi psichici e fisici e alla loro durata, allo stile di vita e alla qualità delle relazioni.
Successivamente, in base alla valutazione di quanto osservato, verrà fatta un’indicazione al trattamento, ovvero verrà proposto un percorso personalizzato in base alla motivazione, alle risorse e agli obiettivi dell’individuo, nel rispetto della sua unicità, se questo risulta essere utile nella situazione contingente.
Periodicamente gli obiettivi e i risultati vengono esaminati insieme per proseguire o riorientare il percorso.

Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, scaricabile qui https://www.opl.it/public/files/945-Codice_deontologico_per_sito.pdf , detta le linee guida a cui i professionisti devono attenersi nell’erogare la prestazione psicologica.
In particolare, a partire dal primo contatto, la relazione terapeutica deve essere caratterizzata da:

– ASSENZA DI GIUDIZIO:
Articolo 4: “(…) ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifi uta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi. (…)”

– SEGRETO PROFESSIONALE:
Articolo 4: “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni (…)”
Articolo 11: “Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, né informa circa le prestazioni professionali effettuate o programmate, a meno che non ricorrano le ipotesi previste dagli articoli seguenti.”
Articolo 12: “Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.”
Articolo 13: “Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.”
Articolo 16: ” Lo psicologo redige le comunicazioni scientifiche, ancorché indirizzate ad un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l’anonimato del destinatario della prestazione.”

– TUTELA DEL CLIENTE/PAZIENTE:
Articolo 25: “Lo psicologo non usa impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui dispone. Nel caso di interventi commissionati da terzi, informa i soggetti circa la natura del suo intervento professionale, e non utilizza, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano recare ad essi pregiudizio. Nella comunicazione dei risultati dei propri interventi diagnostici e valutativi, lo psicologo è tenuto a regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela psicologica dei soggetti.”
Articolo 26: “Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte. Lo psicologo evita, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi nei confronti dell’utenza, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di precedenti rapporti possa comprometterne la credibilità e l’efficacia.”

– ONESTÀ INTELLETTUALE:
Articolo 27: “Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi.”

Attraverso il colloquio clinico è possibile ridefinire i propri schemi comportamentali, cognitivi e affettivi, grazie all’instaurarsi di una relazione terapeutica peculiare e unica tra due soggetti che condividono uno spazio di riflessione e rielaborazione, comprensione e contenimento.
Prevenire l’aggravarsi di una problematica, intervenendo tempestivamente può essere importante per favorire un maggiore equilibrio e un miglioramento della qualità della vita, in diverse situazioni. Se reputi sia giunto il momento per te di affrontare quello che ti preoccupa, contattami.